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Storia e archeologia

Filippo Lippi (1406-1469)

Dipinto di Filippo Lippi
Natività con san Giorgio e san Vincenzo Ferrer

L'Arte di Filippo Lippi

Nel 1452, all'apice della notorietà, fra Filippo Lippi fu incaricato dal Comune di Prato di affrescare la cappella maggiore della Pieve di Santo Stefano, l'attuale Duomo. Il notissimo ciclo con Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista, che secondo il Vasari costituisce "la più eccellente di tutte le cose sue", fu eseguito dal Lippi e dai collaboratori tra il 1452 e il 1465, con lunghe pause derivanti dalle complesse vicende sentimentali dell'artista, ma anche da numerose commissioni per enti pii, chiese e monasteri pratesi. Questo fu il periodo artistico più fecondo, aggiornato e originale per la storia dell'arte pratese.

Filippo era nato a Firenze nel 1406 e, rimasto orfano, a otto anni era stato posto nel convento del Carmine, mostrando subito scarsa propensione allo studio ma anche notevoli doti artistiche che ne fecero in breve uno dei pittori più originali del Rinascimento. Sulla sua formazione incise certamente il contatto con Masaccio e Masolino attivi proprio nella chiesa del Carmine per la Cappella Brancacci (1427 circa, completata circa sessanta anni più tardi proprio dal figlio di fra Filippo), ma egli assorbì spunti anche dalla scultura di Donatello e Luca della Robbia, dal Beato Angelico e dalla pittura fiamminga, raggiungendo, nonostante i molti maestri ideali, una visione artistica personalissima.

Fra Filippo fu spirito indipendente e anticonvenzionale, dotato di carattere impulsivo e di passionalità talvolta incontrollata; a Prato conobbe in S. Margherita la bellissima Lucrezia Buti - monaca per decisione del fratello, ricco setaiolo fiorentino – e con lei fuggì dal convento; dall'unione nacquero Filippino (che diverrà eccellente pittore) e una figlia. Ma fu forse proprio la sua vita avventurosa, non immune da desideri, vizi, rimorsi e passioni a consentirgli una profonda conoscenza della natura umana e la forte carica espressiva che seppe trasferire nella sua pittura.

Caratteristici di fra Filippo sono l'abile vena narrativa che attualizza e rende comprensibili le complesse storie sacre, orchestrate come una grande rappresentazione teatrale; la fantasiosa creatività, attenta agli aspetti quotidiani dell'esistenza; un frequente, precoce uso del ritratto, e soprattutto la capacità di rappresentare i sentimenti di un'umanità viva e pulsante, volgare o raffinata, santa o peccatrice, come negli affreschi nel duomo di Prato. Questi presentano scene complesse e imponenti, ma attente alla continuità della narrazione, con spazi dilatati da prospettive aperte. La concezione monumentale delle figure (che secondo il Vasari fa del Lippi il precursore dell'arte cinquecentesca e di Michelangelo), non ne impedisce la leggerezza, grazie alla pennellata liquida e luminosa e ai vaporosi panneggi.

Gli affreschi in Duomo

Sulla parete sinistra della cappella maggiore del Duomo si svolge la fantasiosa storia di santo Stefano, patrono di Prato, basata su antiche tradizioni. Bellissime la scena in cui Stefano si congeda dal vescovo Giuliano per iniziare a predicare - nella fascia mediana - e - nel registro più basso - le Esequie dopo il ritrovamento del corpo di Stefano, dove si riconosce a destra l'imponente figura di papa Pio II (alle sue spalle è il proposto Carlo de'Medici, figlio di Cosimo il Vecchio e di una schiava circassa), affiancato da due frati: quello a destra, più anziano, è un probabile autoritratto del Lippi.

Sulla parete opposta, dedicata a san Giovanni Battista, nella scena mediana, sull'omogeneo fondale roccioso, è il grandioso, coinvolgente gruppo con San Giovannino che lascia i genitori, mentre la scena inferiore presenta un unico scenografico ambiente col Convito di Erode, dove si svolgono la danza di Salomè - figura flessuosa e leggera, che ebbe forti riflessi sul Botticelli, allievo del Lippi - la decapitazione del Battista e un'assente, luminosa Salomè che presenta alla madre Erodiade (bellissima, ma fredda e impassibile) la testa di Giovanni.

Nel gennaio 1466 fra Filippo ricevette il saldo per gli affreschi, pagati complessivamente ben 1962 fiorini (compresi materiali e impalcature); l'anno seguente l'artista e la sua bottega si trasferirono a Spoleto, per affrescare l'abside del Duomo, dove il Lippi morì nell'ottobre del 1469.

Le altre opere pratesi

Considerando anche gli affreschi della cattedrale di S. Stefano, Prato è la città che conserva il maggior nucleo di opere di fra Filippo. Nel Museo dell'Opera del Duomo contiguo alla Cattedrale è uno dei capolavori dell'artista: le Esequie di san Girolamo, commissionate dal proposto Inghirami (ritratto in ricca veste rosata accanto a un vitale storpio sanato), che mostra forme morbide, intessute di luce, e una coinvolgente resa emotiva del dolore nei monaci che attorniano la salma del santo. Uno stretto collaboratore del Lippi, il Maestro della Natività di Castello, dipinse nel 1449 la contigua Madonna col Bambino tra i santi Giusto e Clemente, preziosa nel colore denso e smaltato e nel complesso trono della Vergine.

Un'altra, più piccola Madonna col Bambino, opera giovanile del Lippi con influssi del Masaccio, è esposta nella Galleria degli Alberti (Banca Popolare di Vicenza - Cariprato), ma il nucleo maggiore di opere dipinte da fra Filippo per Prato (che appartengono alle raccolte del Museo Civico, attualmente in restauro) è esposto nel Museo di Pittura Murale in San Domenico, insieme a capolavori di Giovanni da Milano, Bernardo Daddi, Filippino Lippi. Tra le opere di fra Filippo la prima realizzata a Prato è la Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista (1453), detta Pala del Ceppo, con figure monumentali ma di armoniosa spiritualità. Ai piedi del trono è ritratto il notissimo mercante Francesco Datini (1325-1410), che presenta alla Vergine gli amministratori del Ceppo Nuovo, l'ente pio fondato col suo ricco patrimonio.

Di poco più tarda è la pala con l'Assunta che dà la Cintola a san Tommaso e santi, legata alle vicende sentimentali del Lippi, al quale fu commissionata dal monastero di S. Margherita. Nel dipinto, in buona parte eseguito da fra Diamante, la santa Margherita raffigura forse Lucrezia Buti, o almeno l'ideale femminile di Filippo, riproposto anche nell'incantevole Vergine dal profilo purissimo nella contigua pala della Natività con san Giorgio e san Vincenzo Ferrer, immersa in un suggestivo paesaggio, dove il Bambino è forse un ritratto del figlio Filippino.

Dell'ambito del Lippi sono anche una tavoletta con l'Annunciazione e san Giuliano e una predellina che completava una Natività (trafugata dal governo francese nel 1812, ora esposta al Louvre) dipinta intorno al 1472 dalla bottega del Lippi (la scena con l'Adorazione fu probabilmente dipinta dal giovanissimo Filippino). Infine, la chiesa dello Spirito Santo conserva una pala con la Presentazione al tempio commissionata al Lippi nel 1467, mentre già era a Spoleto, ma eseguita da collaboratori su modelli del maestro. La chiesa è vicina al Collegio Cicognini, dove studiò Gabriele Dannunzio, innamorato degli affreschi del Lippi e della sua Lucrezia, della quale si definì "il secondo amante".

L'ingegno di Filippino

Se non è noto il destino di Lucrezia Buti, compagna di Filippo Lippi (probabilmente tornò nel convento di S. Margherita), verso Filippino il padre nutrì sempre un tenero amore, tenendolo con sé fino alla morte. Affidato poi a fra Diamante, Filippino collaborò con lui a Spoleto e a Prato, prima di entrare nel 1472 nella bottega del Botticelli, suo grande maestro. Il giovane, che il Vasari descrive “cortese, affabile e gentile” anche per far scomparire la “macchia (qualunque ella sia) lasciatagli dal padre”, divenne rapidamente famoso per lo stile, nervoso, animato e complesso, ricco di particolari, di citazioni “archeologiche” e di architetture classiche, caratterizzato dall’elegante linearismo, dalla perizia nel ritratto, dalla cura naturalistica. Filippino mantenne con la sua città natale uno stretto rapporto; anche se è purtroppo emigrata nella Alte Pinakotek di Monaco la  splendida pala dipinta nel 1495 per la chiesa del Palco, raffigurante la Madonna che intercede presso Cristo per la salvezza di Prato, nella nostra città restano altri capolavori di Filippino, esposti nel Museo di Pittura Murale in attesa del completamento del Museo Civico. Il prezioso Tabernacolo del Mercatale, affrescato nel 1498, fu recuperato da Leonetto Tintori nel 1944, dopo i gravissimi danni di un bombardamento. Sul fondo, in piedi davanti ad un sarcofago di gusto archeologico è la dolcissima Madonna col Bambino, e nell'imbotte con volta a grottesche coppie di santi: Antonio abate - di robusta, burbera efficacia - e Margherita, e all’opposto Caterina d'Alessandria e Stefano - figure giovanili di struggente bellezza.

Opera tarda dell’artista è la pala con la Madonna e il Bambino tra i santi Stefano e Giovanni Battista, dipinta nel 1502-3 per l'Udienza del Comune. Caratterizzata da un’atmosfera drammatica, sospesa, e da una luce livida che accentua le ombre nelle dolci, esangui figure, sembra partecipare al clima di drammatica religiosità savonaroliana all'epoca ben radicata in Prato. Allo stesso ambiente appartiene, infine, anche il piccolo, prezioso Crocifisso (recente acquisizione del Comune dal Denver Art Museum), nel quale l’artista replica la parte centrale della Pala Valori (1497-1500) dipinta per S. Procolo a Firenze, molto apprezzata dalle famiglie vicine al Savonarola.

A cura di Claudio Cerretelli

Dove e quando

Gli affreschi di Filippo Lippi sono visibili nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato (Piazza del Duomo) nei giorni:
da lunedì a sabato: 10,00-17,00
domenica: 13,00-17,00

Gli orari sono soggetti a variazione. Per informazioni: Ufficio Informazioni Turistiche - telefono 0574 24112

Data ultima revisione dei contenuti della pagina: 22.11.2012
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